Gradara_by Antonio Giustini

BORGHI ATTORNO A VILLA GIULIA

Villa Giulia è letteralmente circondata da piccoli e grandi borghi medievali, perfetti per gli appassionati di storia e soprattutto di gesta di “donne, cavalieri, armi e amori”.

Malatesta, Montefeltro, Della Rovere sono le famiglie di Signori e condottieri che si avvicendarono in terra marchigiana dal medioevo al Seicento.

In questi secoli, guerre, cultura e arte dei Signori hanno creato borghi, rocche e città, alcune arrivate a noi praticamente intatte come il malatestiano castello di Gradara dei versi di Dante per Paolo e Francesca, a mezz’ora dal Relais Villa Giulia, oppure la rocca di Mondavio (a 30 km) dei Della Rovere, che vollero come direttore dei lavori Francesco di Giorgio Martini, il genio dell’architettura militare rinascimentale.

Notevoli anche le mura possenti di Corinaldo (a 38 km), e la Rocca di San Leo e quella di Offagna, che si raggiungono percorrendo qualche chilometro in più.

 

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CANDELARA

Secondo lo storico Luigi Michelini Tocci il toponimo di Candelara – dal latino Candelaria – è da ricercarsi ad una fonte di luce, ad un fuoco, ad un faro. Mentre gli studiosi locali, raccogliendo comunicazioni orali tramandatesi nei secoli, indicano la leggenda secondo cui un signore di Pesaro, volendo costruire un castello in questa zona, fece accendere tre candele in tre posti diversi del borgo. Nel luogo in cui non si fosse spenta, egli avrebbe poi costruito il suo castello. Il nome di Candelara dunque deriverebbe proprio dalle candele che sono diventate dagli inizi di due secoli fa lo stemma del paese.
Il castello di Candelara fu costruito attorno al IX-X secolo. Il complesso era ritenuto piuttosto sicuro, tanto che il vescovo di Pesaro decise di ospitarvi Federico Barbarossa dopo la sconfitta di Legnano avvenuta nel 1176. Quasi tre secoli più tardi, sotto le mura del castello di Candelara ebbero fine le lotte tra  le famiglie dei Montefeltro e dei Malatesti che per anni si erano contese il dominio sul territorio: Federico da Montefeltro  alla testa dell’esercito degli Sforza prese d’assedio il castello e costrinse i Malatesti alla resa. Questo fu l’ultimo fatto d’arme che vide Candelara protagonista. Il destino del castello poi coincise con quello della città di Pesaro da cui ormai dipendeva.
Candelara era già abitata probabilmente ai tempi dei Romani: dove oggi sorge la Pieve era anticamente presente un tempio pagano. La chiesa venne eretta in epoca medioevale ma è grazie alla famiglia Malatesti che, a metà quattrocento, il complesso venne restaurato e assunse la struttura ancora oggi visibile. La pianta a croce greca e lo stile architettonico tardo gotico ne costituiscono la particolarità. Come molte pievi antiche gli interni erano quasi completamente affrescati: oggi ne sono visibili alcuni frammenti.
I diversi quadri sono stati eseguiti tra il 1500 e il 1700 da importanti artisti del pesarese, come Pompeo Morganti e Giovanni Venanzi. Fa eccezione la Madonna del Rosario del veneto Claudio Ridolfi, in cui una bellissima Vergine contornata da angeli domina la scena. Altre opere di pregevole valore artistico sono l’organo del 1700 ancora perfettamente funzionante e la Via Crucis la cui unica altra fusione è stata realizzata per il Vaticano. Recente l’acqisizione dell’icona il battesimo realizzata dall’iconografa Francesca Pari posta vicino all’antico battistero.
A poca distanza dalla Pieve, immersa nel paesaggio rurale si trova Villa Berloni. Le origini della costruzione risalgono al 1300, quando venne edificata una torre di avvistamento per difendere il territorio in un periodo in cui frequenti erano gli scontri tra Malatesti e Montefeltro. Con la fine delle ostilità la torre fu venduta all’importante famiglia degli Abati Olivieri che ne fece una residenza vacanziera. La villa conobbe il periodo di massimo splendore nel 1700, quando, su commissione dei nuovi proprietari, la famiglia Almerici, venne restaurata dal famoso architetto Luigi Vanvitelli al quale si deve l’aggiunta delle strutture laterali che ricordano i bastioni delle rocche quattrocentesche. Successivamente la villa andò incontro ad un progressivo e lento degrado, raggiungendo l’apice durante la seconda guerra mondiale quando venne utilizzata come rifugio per gli sfollati e depredata di tutti i suoi arredi. Nel 1980 venne acquistata dalla famiglia Berloni e completamente risistemata, riarredata e restaurata, così da riportarla ai fasti di metà settecento. Gli arredi appartengono a epoche diverse, ma sono stati accostati in modo da creare un effetto il più possibile elegante e armonico. Oltre a vari pezzi d’antiquariato del 1600-1700, sono da ammirare le opere pittoriche, tra cui la Sibilla Cumana probabilmente attribuibile al Guercino.